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Giro del Trentino - 32° EDIZIONE
dal 21 al 25 aprile 2008

 

 
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  Storia


IL G.S. ALTO GARDA EREDE DELLA TRADIZIONE DELL'OLIVO CICLISMO.
UN AFFIATATO GRUPPO DI VOLONTARI, TAPPE NEL MITO NAZIONALE.

GUIDO AMISTADI, IL CAVALIERE ED IL PATRON DEI PEDALI TRENTINI MOSER, FONDRIEST, BUGNO E TANTI ASSI PER UNA GARA ESCLUSIVA.
 

  Guido Amistadi, patron del Giro del Trentino, la gara a tappe di ciclismo internazionale che costituisce un punto fisso nel panorama sportivo della nostra regione (assieme al torneo per allievi di calcio intitolato a "Beppe Viola" ed altro parto organizzativo della capacità volontaristica degli appassionati di Arco con il comitato presieduto da Franco Viola), non avrebbe mai pensato, da giovine seguace delle gesta dell'Olivo a due ruote nelle epoche del dottor Negri e di Edoardo Carloni, di diventare in futuro uno dei più bravi e oculati patron del Trentino-Alto Adige e della nazione a pedali.
 

  Amistadi di soprannome fa "tenai" e come le tenaglie è un tenace, non s'arrende di fronte ad alcuna avversità. Lui, uomo di poche parole ed infiniti fatti, arcense d'Oltresarca per il quale la parola è una e basta, trova in alcuni suoi amici di Caneve, ridente frazione vicino al ponte sul Sarca, la base necessaria per provare a far resuscitare il ciclismo che conta in quel di Arco. Suoi collaboratori principali sono i coniugi Ioppi, la signora Lina e l'infaticabile Nerino, che del gruppo che verrà costituito a metà degli anni Settanta, il Gs Alto Garda di Arco in omaggio al comprensorio, saranno vicepresidente e segretario inamovibili. Guido "Tenai" è naturalmente il presidente e dietro la sua scorza di tenebroso si cela invece una generosità ed una concretezza tipiche del contadino che ci sa fare (Guido dirige la colonia agricola del Bruttagosto a Pratosaiano per conto della Fondazione Comunità di Arco) e che non si ferma davanti ad alcun ostacolo organizzativo. Con l'amico Mario Tarolli tenta anche di favorire la creazione di un nuovo vivaio gialloblù, ma nonostante la presenza di Francesco Moser quale catalizzatore nei ritiri di Arco, all'hotel Sole dei Tarolli - a fianco di Mario anche l'appassionata moglie Antonietta - , non si riesce a fare concorrenza alla Benacense Riva.
 

Un giovanissimo Francesco Moser con Gianni Santoni al volante

Vittoria di Bitossi al "Circuito degli Assi"

  Ed allora giù a capofitto nell'inserire la prova del circuito di Caneve nel calendario nazionale quale prova professionistica degli assi. Vennero disputate due edizioni, nel '77 e nel '78 vinte rispettivamente dal toscanaccio Bitossi della Filotex e da Francesco Moser, in gare nobilitate dalla partecipazione di Dancelli, Gimondi, Adorni, Saronni, Baronchelli, Fraccaro, Bortolotto, Panizza, Visentini, Boifava, Bertoglio, Osler e sempre l'altro trentino che diventerà una leggenda, appunto Moser, ultimogenito di una dinastia che ha dato tanto al ciclismo trentino e italiano.

  A fianco di Amistadi e degli Ioppi ci sono volontari disponibili quali Mario Bolognesi, Italo Garbari, presidente dei Moser clubs d'Italia ed imprenditore di Trento che ha creato lo stuolo di fans del campionissimo di Palù, il geometra Gianni Chiarani, Franco Dalceggio, direttore della Cassa di Risparmio, il sindaco Selenio Ioppi, lo stesso Tarolli, Gino Grossi, Mario Eichta console onorario d'Austria (prima o dopo una tappa oltre confine si farà, intanto nell'edizione '95 si è tornati in Alto Adige, a Merano), Ferdinando Brazzali, il trentino che è presidente provinciale delle due ruote, poi gli immancabili politici (e negli anni del lancio e dei contributi erano vicini al gruppo il rivano Mario Malossini, allora dinamico assessore al turismo, e Pierluigi Angeli, presidente della giunta trentina), infine i compianti Gianni Santoni e Diego Ischia (il primo scomparso per malattia ed il secondo per un terribile incidente sul lavoro a causa di una folgorazione mentre aggiustava l'impianto elettrico delle sue serre). Per il circuito frazionale c'è grande collaborazione del comitato di quartiere di Caneve, Masi e Mogno, dove si sono distinti Gino Grossi, Livio Negri, Silvio Malfer, Giuseppe Bortolotti, Quinto Contrini, Gino Galas, Alberto Leonardi, Francesco Maino, Riccardo Morandi, Enrico Miori, Silvio Stievano, Gianni Signoretti e Bruno Salvadori. Poi Amistadi ha un asso nella manica: è il giornalista Giacomo Santini, originario di Mattarello, cresciuto al quotidiano "L'Adige", passato alla Rai e nominato inviato per la radio delle più importanti gare ciclistiche internazionali, collega anche in video della "voce" per eccellenza, Adriano De Zan, quindi europarlamentare a Strasburgo dal giugno '94. Santini non a caso è il presidente onorario del gruppo, ma è anche la "mente" in sede di Federazione Ciclistica Nazionale, dove si consumano tentativi di espugnazione del calendario.

  Da quando il giro di Caneve divenne ufficialmente una gara a tappe, il Giro del Trentino del Gs Alto Garda di Arco, erede della grande Olivo del ciclismo, trova collocazione sempre (tranne la prima edizione) in primavera, in maggio, passerella obbligatoria per la preparazione al Giro d'Italia.

  È la mossa vincente per ingaggiare gli squadroni italiani, gli assi celebrati ed anche i direttori sportivi più in gamba su tracciati che sono ideali per promuovere anche le bellezze naturali della nostra regione. La ricerca delle sedi di tappa diventa una ghiotta occasione, per Amistadi, ed il suo gruppo di valorizzare centri, anche con le immagini tv (quando mamma Rai evita gli scherzetti delle riprese registrate in piena notte) e di dare un significato ad una carovana variopinta che sfreccia sulle strade e sotto i traguardi con il pubblico di appassionati e di giovani assiepato lungo le carreggiate.

  Poco a poco l'iniziativa di un gruppetto di fedeli di Amistadi diventa un giro colossale di sponsor e di responsabilità, sempre gestite alla grande anche quando i campionissimi dicevano che il tracciato era troppo duro oppure c'erano salite faticose.

  Amistadi non guarda in faccia nessuno, neppure il suo grande amico Francesco Moser, che una volta in Folgaria gli fece lo scherzetto di non vestire la maglia bianca e fuxia di leader della corsa, dopo aver stradominato la cronometro in picchiata nell'83, per una banale questione di sponsorizzazioni esposte.



Claudio Chiappucci in maglia ciclamino con Alfredo Martini
 

Il francese Laurent Fignon controlla il percorso con la squadra


Francesco Moser sta per vincere il 4° Giro del Trentino (1980)

  Il primo Giro del Trentino è datato 1979 e Amistadi potenzia la formula rispetto alle due gare in linea degli anni Sessanta disputate a Trento, la prima nel '62 vinta da Enzo Moser, uno dei fratelloni della grande genia culiminata con il Checco nazionale, che batte Alcide Cerato e la seconda nel '63 quando sotto il traguardo di via Grazioli Guido De Rosso precede Franco Cribiori ed Ercole Baldini. Al posto del Giro di Sardegna s'inserisce prepontentemente un Giro del Trentino formato da una cronometro e da due tappe in linea.

  Francesco Moser vincerà poi la prima delle tre massacranti Parigi-Roubaix nell'anno che Bernard Hinault s'aggiudicherà Vuelta spagnola e Tour. Il futuro è d'obbligo parlando di gare primaverili perchè quel Giro del Trentino del battesimo organizzativo si è tenuto dalla fine di febbraio al primo marzo in un clima rigido e non certo temperato. Il danese Knut Knudsen conquista il primato nella cronometro davanti a Moser, cinque chilometri da Riva ad Arco ribadendo le doti che lo portarono alla medaglia d'oro delle Olimpiadi di Monaco.
  Le due tappe successive avversate dal maltempo, vinte allo sprint dal belga De Vlaeminck e da Chinetti, segnarono la grande volontà del Gs Alto Garda di battere anche il freddo, addirittura la neve sulla salita di Nago e la pioggia. Il ciclismo, si sa, s'esalta con le prove da uomini veri.
  Knudsen controllo' la gara affermandosi anche dopo le tornate del giro della "Busa" che nell'85 il Gs Alto Garda candiderà a circuito per i campionati mondiali che poi si terranno nel trevigiano Montello. La ricettività alberghiera era assicurata, qualche problema ci sarebbe stato per la forzata chiusura delle strade, nevralgiche arterie di flusso turistico. Non erano più i tempi del Giro del Garda degli anni del dopoguerra, l'azienda turistica nell'Alto Garda trentino aveva preso piede e non si poteva chiedere un sacrificio così alto.
  Nell'80, con il calendario che consentiva l'organizzazione a maggio nelle due settimane precedenti la corsa in rosa, lasciando febbraio alle calde gare siciliane e con la concomitanza del giro della Svizzera Romanda, Francesco Moser si rifà e s'aggiudica il Giro dopo aver sbalordito nella cronometro iniziale da Arco a Torbole sfoderando una media di 54,522 e nella prima gara in linea con braccia alzate sul traguardo di Trento davanti a Beccia. In classifica generale Moser sopravanza Tommy Prim e Gibì Baronchelli, vincitore della terza tappa in linea a Riva.
  Nell'81 Moser tentò il bis ma venne battuto dal bresciano Roberto Visentini, astro nascente e figlio di papà impresario di pompe funebri, che approfittò, con i soli piazzamenti, e il terzo posto nella cronometro finale, del quinto piazzamento del Checco nella corsa contro il tempo con traguardo ad Arco.

  Nell'82 la volata di Trento permette a Giuseppe Saronni di relegare ancora l'idolo dei trentini al secondo posto nella classifica finale. Il Giro tocca le vallate con i traguardi di Lodrone nelle Giudicarie (colpo di Baronchelli) e Cles in val di Non (vince il Carneade Della Case). Intanto Amistadi è sempre più contento perchè il Giro ha trovato una collocazione ideale, ha il gradimento dei direttori sportivi ed iniziano ad arrivare anche squadre straniere.

  Nell'83 Moser impone i diritti della maggior classe nella crono d'apertura di Folgaria e non mollerà più la presa sul primato, mentre dopo Chioccioli vincitore a Riva toccherà a due grandi stranieri, il belga Fons De Wolf e il tedesco Urs Freuler iscrivere i loro nomi nelle vittorie di tappa. 
  Nell'84, con Moser impegnato alla Vuelta dopo il doppio record dell'ora di Città del Messico (51,151 poi migliorato) ed i trionfi alla Milano-Sanremo, l'Italia continua a dettare legge vincendo la classifica con il toscanino Chioccioli che prevale a Tione e strappa la maglia di leader al sorprendente portoghese Acacio Da Silva, che sulla salita di val Canali nel Primiero vinse la sua prima gara da professionista.

  Nell'85 con Moser sponsorizzato dalla farfalla dell'assessorato al turismo, complice l'idea di Mario Malossini, lancia l'austriaco Harald Maier (che in seguito si farà monaco di una setta pseudo-buddista abbandonando la bicicletta) sul traguardo di Castel Tesino rintuzzando gli attacchi del rivale di sempre, Saronni. Quel successo garantirà al giovane austriaco gloria fino ad Arco mentre Guidone Bontempi e Freuler vincono le volatone di Malè e Arco. Amistradi conserva sempre un feeling con il Basso Sarca imponendo sempre che ci sia una conclusione o minimo una tappa nella culla organizzativa di un Giro ormai decollato a livelli stratosferici in interesse nazionale, basti pensare che i maggior inviati dei quotidiani, sportivi e di cronaca con spazio allo sport, non mancano mai all'appuntamento. Anche Ormezzano della "Stampa", Fossati della "Repubblica" e Ziliani del "Giorno", penne graffianti ed esperte, omaggiano la corsa trentina.

  Nell'86 Amistadi e Santini devono digerire, alla decima edizione contando anche le due di Trento, una formula un po' strana: una Coppa Italia con prove in pista a Bassano, un'individuale e una cronometro a squadre. Il periodo è la terza decade di giugno e la classifica finale a squadre se la aggiudicherà l'eccezionale Carrera che alla crono, con Roche, formidabile irlandese, Visentini, Leali e il trentino Marco Bergamo, giunse seconda dietro la Del Tongo con il quartetto formato da Baronchelli, Piasecki, Milani e Giupponi. Moser e il neo-campione italiano Corti rinunciarono alla crono a squadre e nella Gis di quell'epoca correvano anche due trentini, Walter Magnago e Roberto Calovi.

Nell'87 torna la cronometro in Folgaria e Moser concede la replica con una media di 54,660. Quell'anno la gara a tappe trentina viene insignita del riconoscimento di "internazionale" e Amistadi è al settimo cielo mentre la macchina organizzativa è oliata. A Predazzo piazza la prima vittoria di carriera Raul Alcalà, messicano, che beffa proprio un'infuriato Moser ed a Pejo il campione di Palù aiuta Claudio Corti ad imporsi alla fine del "muro" mentre Baronchelli e Rominger vengono distanziati. L'ultima tappa sul traguardo di Arco vede la vittoria di un ragazzo che farà parecchia strada, tal Gianni Bugno di Monza. 

  Nell'88 aumentano le salite e sulle rampe di Brentonico lo svizzero Urs Zimmermann costruisce il successo finale in un duello con il connazionale Tony Rominger che s'impone a Bellamonte tra i fantastici scenari delle valli di Fiemme e di Fassa. Fondriest viene coinvolto in un capitombolo a Trento in via Brennero ed a Calavino deve ritirarsi dopo le cure prestate, alla schiena, al pronto soccorso dell'ospedale di Riva dove viene accompagnato dai medici della corsa, i dottori Pio Collini, Marco Ioppi e Girolamo Mirante Marini, affezionati alla manifestazione. Il campione noneso, forgiatosi da dilettante alle scuole della Benacense di Mario Versini e di Fior a Castelfranco Veneto, si rifarà in agosto quando un guazzabuglio tra il francese Criquelion e il canadese Bauer gli spalanca la conquista del campionato iridato. Un altro trentino, dopo Moser nel '77 a S.Cristobal in Venezuela (dopo i secondi posti di Ostuni dietro Martens e del Nurburgring dietro Knetemann), era salito sul tetto più alto del mondo delle due ruote.


Marco Pantani al podio
firma ad Arco.

  Tornando al Giro del Trentino, nell'89 la gara non vide emergere nè Fondriest, sempre alle prese con una sfortuna incredibile soprattutto nella salita di Bordala, nè altri campioni, tanto che il siciliano Antonio Santoromita approfittò di abbuoni e piazzamenti per mettere a segno l'unica soddisfazione della sua carriera di gregario. Nel '90 gli sforzi di Amistadi e di Santini trovano soddisfazione nelle decisioni federali: al Giro del Trentino viene autorizzata la quarta tappa in linea e la manifestazione assume un valore notevole nell'anno in cui Bugno alla Milano-Sanremo e Argentin nelle classiche del nord europa, Fiandre e Freccia Vallona, si confermano atleti di dimensione eccezionale. Dopo due sprint vinti dallo sconosciuto tedesco Jentzsch e da Adriano Baffi, Bugno s'impome nella terza tappa ma solo nella quarta superò in classifica generale il sovietico Ugrimov di un solo secondo dopo aver recuperato lo svantaggio di altri due secondi con gli abbuoni dei traguardi della montagna in val dei Mocheni e di Torcegno, mentre a Trento vinceva "Coppino" Chioccioli. Nel '91 il venezuelano Leonardo Sierra vince il Giro a sorpresa battendo la coppia italiana formata da Bugno e da Chiappucci, che poi al Tour s'aggiudicò la tappa dell'Alpe d'Huez. Il sudamericano conquisto' il distacco giusto alla terza tappa, sul "tetto" di Andalo. Il Giro del '91 segnò per Amistadi il record di partecipazione: 99 ciclisti stranieri ed 86 italiani, il Gotha delle due ruote internazionali.

  Quell'anno Fondriest s'impose nella classifica della Coppa del Mondo: il noneso fu costante e tenace per le tredici prove disseminate lungo la stagione. Nel '92, con Guido Amistadi insignito del Cavalierato della Repubblica per meriti sportivi, la corsa sancisce le prime due vittorie per l'esperto Chioccioli a Trento e per lo sprinter Baffi a Tione, poi la terza giornata è riservata alla grande impresa di Chiappucci che giunge solo all'Alpe di Pampeago stracciando tutti, secondo Roberto Conti e terzo Sierra.

  Transitando da Stava, dove nell'85 ci fu la più grave disgrazia della storia del Trentino con una frana che distrusse due alberghi e parte di Tesero creando centinaia di vittime, Chiappucci impresse il suo marchio alla gara. Nell'ultima tappa, nonostante una caduta all'ultimo chilometro, Chiappucci conservò le insegne di leader lanciandosi quale protagonista ad un Giro d'Italia che vide Miguel Indurain troppo forte e dominatore della corsa in rosa. Finalmente, è il caso di dirlo dopo tanta sfortuna, nel '93, dopo aver conquistato la Milano-Sanremo nel giorno in cui nasceva sua figlia Maria Vittoria, Maurizio Fondriest iscrive il suo nome nell'albo del Giro del Trentino con una condotta di gara assolutamente strepitosa ed una forma tale da fargli vincere tre tappe su quattro, l'ultima ad Arco battendo Chiappucci nel rush finale. Stupendo Maurizio davanti al pubblico di amici del Basso Sarca ed a Moser, che rivelò di voler tornare a Città del Messico, nel gennaio del '94 alla veneranda età di 42 anni, sul velodromo dove dieci anni prima aveva battuto il record dell'ora (Francesco migliorerà il proprio primato di 51.151 ma non riuscirà a fare meglio dello scozzese Obree e dell'inglese Boardman, poi "distrutti" da un fenomenale Indurain, a sua volta demolito da Tony Rominger che abbatterà la barriera dei 55), fece vestire la maglia bianco-fuxia da re del Trentino sui pedali in segno di ideale continuità ed augurandogli di bissare quest'impresa. Nel '94 Fondriest dovette fare i conti con un'operazione chirurgica alla schiena e il Giro del Trentino vide alla ribalta il "nonnetto" Moreno Argentin, il veneto già iridato che vinse a sorpresa con l'aiuto di Eugeni Berzin, che sarebbe stato il trionfatore del Giro d'Italia. La non perfetta intesa dei capitani della Carrera, Chiappucci e Pantani, fece svanire il bis per lo scalatore varesino.
 

  Quindi siamo arrivati all'anno del centenario dell'Us Arco ed alla continuità ideale nel settore ciclismo del Gs Alto Garda con l'Olivo dei tempi eroici. Le esigenze di calendario impongono ad Amistadi ed ai suoi collaboratori il ritorno alle tre tappe e l'anticipo alla fine di aprile: al traguardo di Merano spunta il velocista veneto Rebellin ed a Cavalese, con l'arrivo in salita, pone il sigillo al trionfo finale lo svizzero Heinz Imboden, un ultratrentenne che a sorpresa lascia a secco Fondriest, Chiappucci e il fenomenale Rominger, che fa valere i diritti di una forma eccezionale poi confermata al Giro d'Italia che parte da Perugia. aggiudicandosi l'arrivo ad Arco dopo il circuito della "Busa" davanti a Baldato e Berzin. Dietro Imboden un sorprendente trentino, Mariano Piccoli, che nella corsa in rosa vestirà anche la maglia verde del miglior scalatore. Per Amistadi e amici è stata l'ennesima apoteosi organizzativa, un vanto per la regione e per la capacità di un manipolo di volontari che hanno reso mitico il loro impegno per il ciclismo. L’anno dopo c'è una possibilità, data dalla Federazione, di varare le cinque tappe, una delle quali in Austria, ad Innsbruck, ad onore anche dell'ideale dell'Euregio, la nuova identità culturale a respiro europeo che si è intellettualmente concretizzata con l'approdo dell'Austria nella comunità europea. D'altronde quasi un secolo fa il Trentino era Tirolo, inserito nell'impero austro-ungarico. Arco era la Nizza del Trentino e il luogo di cura e soggiorno preferito dall'arciduca Alberto d'Asburgo e dalla corte di Francesco Giuseppe. Proprio a cavallo tra il 1994 e il 1995 sono stati festeggiati, con la proulsione del sindaco Morandi, i centenari delle morti del regnante austriaco, Alberto, e di quello napoletano, il re Francesco 28, sovrano del regno delle Due Sicilie, sepolto per un periodo ad Arco prima di essere trasferito nella reggia di Caserta.
  Arco città dello sport a valenza culturale, del ciclismo che con il Giro del Trentino ha valicato i confini nazionali per quanto riguarda la partecipazione di campioni celebrati ed in futuro verrà proiettato anche in dimensione organizzativa a riflesso europeo. Da Caneve il miracolo di Guido Amistadi e dei suoi amici è stato compiuto. Nel ‘96 le cinque tappe sono una realtà e dopo la partenza dal Basso Sarca, i traguardi di Merano e di Fiera di Primiero, tocca allo sconfinamento in Austria, non ad Innsbruck ma nella simpatica cittadina tirolese di Lienz, dopo il confine della val Pusteria. L’arrivo finale è a Povo con il trionfo del lombardo Wladimir Belli. La carovana di Amistadi ha sfondato all’estero, è una soddisfazione infinita, continua la fiaba degli organizzatori arcensi che si fanno onore nel mondo delle due ruote internazionali.

  Nel ‘97 le tappe sono quattro e il gran finale è a Lienz. La prima tappa ad Arco viene vinta da un ciclista trentino, finalmente dopo Moser e Fondriest, si tratta di Gilberto Simoni, che è della stessa vallata del grande Checco, dello stesso paese, Palù di Giovo. Dopo il successo della prima tappa Simoni finisce al settimo posto finale in classifica, il vincitore è il francese Luc Leblanc, già mondiale in Sicilia, davanti al russo Pavel Tonkov ed all’italiano Piepoli. Nel dicembre del ‘97 a Milano Guido Amistadi, accompagnato da Moser assessore provinciale allo sport ed al turismo del Trentino e da Fondriest, riceve il premio quale migliore organizzazione italiana di gare professionistiche da parte della Lega Ciclistica. Il piccolo grande uomo, anche a nome di tutti i volontari di Arco e della Provincia, ha ringraziato come sa fare lui. Poche parole e ben dette. Gli occhi di "tenai" Amistadi rilucevano di soddisfazione, la creatura organizzativa aveva avuto il plauso ai massimi livelli. Un’apoteosi e il miracolo continua.
 


Franz Theurl, Guido Amistadi e Astrid Pirker alla partenza da Lienz

 
E’ il 1999 e il campione del mondo
Camenzind supera Pantani
 a Malcesine

  Così come continua il Giro nel 1998 con la vittoria del bergamasco Savoldelli, che la bissa nel 1999 beffando il romagnolo Pantani, il quale un mese dopo verrà stoppato a Madonna di Campiglio, al Giro d’Italia, per valori del sangue alterati. Ma il vero ciclismo in Trentino è altro, è soprattutto l’esempio d’impegno e di volontà di Amistadi e di tutti i suoi collaboratori.

L'edizione del 2000, quella di fine millennio, ha visto trionfatore lo scudiero di Marco Pantani, Simone Borgheresi che ha saputo sfruttare al meglio le buone condizioni metereologiche (lui è partito con l'asciutto mentre tutti gli altri big sono partiti quando imperversava una vera e propria tormenta di acqua e vento.) nella cronometro della seconda semitappa di Lienz in Austria. A nulla sono valsi i tentativi dei vari Simoni, Garzelli, Gotti, Zulle, Tonkov, Savoldelli di toglierli la maglia ciclamino nelle restanti tre tappi con gli arrivi di Coredo, Malcesine ed Arco.

  E’ senza dubbio di prestigio il vincitore della 25 edizione, quella del quarto di secolo, che ha visto i girini tagliare i traguardi di Tione – Passo Daone, Romeno - Val di Non, Malcesine ed Arco; infatti grazie all’arrivo solitario alla sommità di Passo Daone, nella prima tappa, Francesco Casagrande ha messo l’ipoteca per la vittoria finale della gara e a nulla sono valse le successive tre tappe, vinte in successione da Ivanov, Dufaux e Mario Cipollini che finalmente ha scritto il proprio nome nell’albo d’oro delle vittorie di tappa della corsa Trentina agevolato da un tracciato ultrapiatto come mai si era visto nella corsa di patron Amistadi.

 

GLI AUTORI
Stefano Parolari, nato a S. Candido il 23 maggio '59, è giornalista professionista del quotidiano l'Adige dall'84, esperto di cronaca giudiziaria, sportiva e locale. E' direttore di varie testate sportive. Alessandro Parisi, nato ad Arco il 9 marzo '45, laureato in materie letterarie a Milano è stato insegnante di lettere presso la locale Scuola Media. Cura il concorso per ragazzi "Conosci la tua città"? Ivo Bertamini, nato a Rovereto l'11 giugno '56, è un appassionato ricercatore di storia locale ed ha pubblicato diversi libri dedicati agli usi e ai costumi nel territorio del Basso Sarca

 

   

 

 
   
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