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Storia
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IL
G.S.
ALTO GARDA EREDE DELLA TRADIZIONE DELL'OLIVO CICLISMO.
UN AFFIATATO GRUPPO DI VOLONTARI, TAPPE NEL MITO NAZIONALE.
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GUIDO
AMISTADI, IL CAVALIERE ED IL PATRON DEI PEDALI TRENTINI
MOSER, FONDRIEST, BUGNO E TANTI ASSI PER UNA GARA ESCLUSIVA.
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Guido Amistadi, patron del Giro del Trentino, la gara a tappe
di ciclismo internazionale che costituisce un punto fisso nel
panorama sportivo della nostra regione (assieme al torneo per
allievi di calcio intitolato a "Beppe Viola" ed
altro parto organizzativo della capacità volontaristica degli
appassionati di Arco con il comitato presieduto da Franco
Viola), non avrebbe mai pensato, da giovine seguace delle
gesta dell'Olivo a due ruote nelle epoche del dottor Negri e
di Edoardo Carloni, di diventare in futuro uno dei più bravi
e oculati patron del Trentino-Alto Adige e della nazione a
pedali.
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Amistadi di soprannome fa "tenai" e come le tenaglie è un
tenace, non s'arrende di fronte ad alcuna avversità. Lui, uomo di
poche parole ed infiniti fatti, arcense d'Oltresarca per il quale la
parola è una e basta, trova in alcuni suoi amici di Caneve, ridente
frazione vicino al ponte sul Sarca, la base necessaria per provare a
far resuscitare il ciclismo che conta in quel di Arco. Suoi
collaboratori principali sono i coniugi Ioppi, la signora Lina e
l'infaticabile Nerino, che del gruppo che verrà costituito a metà
degli anni Settanta, il Gs Alto Garda di Arco in omaggio al
comprensorio, saranno vicepresidente e segretario inamovibili. Guido
"Tenai" è naturalmente il presidente e dietro la sua scorza
di tenebroso si cela invece una generosità ed una concretezza tipiche
del contadino che ci sa fare (Guido dirige la colonia agricola del
Bruttagosto a Pratosaiano per conto della Fondazione Comunità di
Arco) e che non si ferma davanti ad alcun ostacolo organizzativo. Con
l'amico Mario Tarolli tenta anche di favorire la creazione di un nuovo
vivaio gialloblù, ma nonostante la presenza di Francesco Moser quale
catalizzatore nei ritiri di Arco, all'hotel Sole dei Tarolli - a
fianco di Mario anche l'appassionata moglie Antonietta - , non si
riesce a fare concorrenza alla Benacense Riva.
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Un
giovanissimo Francesco Moser con Gianni Santoni al volante
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Vittoria di Bitossi al
"Circuito degli Assi"
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Ed allora giù a
capofitto nell'inserire la prova del circuito di Caneve nel calendario
nazionale quale prova professionistica degli assi. Vennero disputate
due edizioni, nel '77 e nel '78 vinte rispettivamente dal toscanaccio
Bitossi della Filotex e da Francesco Moser, in gare nobilitate dalla
partecipazione di Dancelli, Gimondi, Adorni, Saronni, Baronchelli,
Fraccaro, Bortolotto, Panizza, Visentini, Boifava, Bertoglio, Osler e
sempre l'altro trentino che diventerà una leggenda, appunto Moser,
ultimogenito di una dinastia che ha dato tanto al ciclismo trentino e
italiano.
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A fianco di
Amistadi e degli Ioppi ci sono volontari disponibili quali Mario
Bolognesi, Italo Garbari, presidente dei Moser clubs d'Italia ed
imprenditore di Trento che ha creato lo stuolo di fans del
campionissimo di Palù, il geometra Gianni Chiarani, Franco Dalceggio,
direttore della Cassa di Risparmio, il sindaco Selenio Ioppi, lo
stesso Tarolli, Gino Grossi, Mario Eichta console onorario d'Austria
(prima o dopo una tappa oltre confine si farà, intanto nell'edizione
'95 si è tornati in Alto Adige, a Merano), Ferdinando Brazzali, il
trentino che è presidente provinciale delle due ruote, poi gli
immancabili politici (e negli anni del lancio e dei contributi erano
vicini al gruppo il rivano Mario Malossini, allora dinamico assessore
al turismo, e Pierluigi Angeli, presidente della giunta trentina),
infine i compianti Gianni Santoni e Diego Ischia (il primo scomparso
per malattia ed il secondo per un terribile incidente sul lavoro a
causa di una folgorazione mentre aggiustava l'impianto elettrico delle
sue serre). Per il circuito frazionale c'è grande collaborazione del
comitato di quartiere di Caneve, Masi e Mogno, dove si sono distinti
Gino Grossi, Livio Negri, Silvio Malfer, Giuseppe Bortolotti, Quinto
Contrini, Gino Galas, Alberto Leonardi, Francesco Maino, Riccardo
Morandi, Enrico Miori, Silvio Stievano, Gianni Signoretti e Bruno
Salvadori. Poi Amistadi ha un asso nella manica: è il giornalista
Giacomo Santini, originario di Mattarello, cresciuto al quotidiano
"L'Adige", passato alla Rai e nominato inviato per la radio
delle più importanti gare ciclistiche internazionali, collega anche
in video della "voce" per eccellenza, Adriano De Zan, quindi
europarlamentare a Strasburgo dal giugno '94. Santini non a caso è il
presidente onorario del gruppo, ma è anche la "mente" in
sede di Federazione Ciclistica Nazionale, dove si consumano tentativi
di espugnazione del calendario.
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Da quando il giro
di Caneve divenne ufficialmente una gara a tappe, il Giro del Trentino
del Gs Alto Garda di Arco, erede della grande Olivo del ciclismo,
trova collocazione sempre (tranne la prima edizione) in primavera, in
maggio, passerella obbligatoria per la preparazione al Giro d'Italia.
È la mossa vincente per ingaggiare gli squadroni italiani, gli
assi celebrati ed anche i direttori sportivi più in gamba su
tracciati che sono ideali per promuovere anche le bellezze naturali
della nostra regione. La ricerca delle sedi di tappa diventa una
ghiotta occasione, per Amistadi, ed il suo gruppo di valorizzare
centri, anche con le immagini tv (quando mamma Rai evita gli
scherzetti delle riprese registrate in piena notte) e di dare un
significato ad una carovana variopinta che sfreccia sulle strade e
sotto i traguardi con il pubblico di appassionati e di giovani
assiepato lungo le carreggiate.
Poco a poco l'iniziativa di un gruppetto di fedeli di Amistadi
diventa un giro colossale di sponsor e di responsabilità, sempre
gestite alla grande anche quando i campionissimi dicevano che il
tracciato era troppo duro oppure c'erano salite faticose.
Amistadi non guarda in faccia nessuno, neppure il suo grande
amico Francesco Moser, che una volta in Folgaria gli fece lo
scherzetto di non vestire la maglia bianca e fuxia di leader della
corsa, dopo aver stradominato la cronometro in picchiata nell'83, per
una banale questione di sponsorizzazioni esposte.
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Claudio
Chiappucci in maglia ciclamino con Alfredo Martini

Il francese Laurent
Fignon controlla il percorso con la squadra

Francesco Moser sta per vincere il 4° Giro
del Trentino (1980)
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Il primo Giro del Trentino è datato 1979 e Amistadi potenzia la
formula rispetto alle due gare in linea degli anni Sessanta disputate
a Trento, la prima nel '62 vinta da Enzo Moser, uno dei fratelloni
della grande genia culiminata con il Checco nazionale, che batte
Alcide Cerato e la seconda nel '63 quando sotto il traguardo di via
Grazioli Guido De Rosso precede Franco Cribiori ed Ercole Baldini. Al
posto del Giro di Sardegna s'inserisce prepontentemente un Giro del
Trentino formato da una cronometro e da due tappe in linea.
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Francesco Moser vincerà poi la prima delle tre massacranti
Parigi-Roubaix nell'anno che Bernard Hinault s'aggiudicherà Vuelta
spagnola e Tour. Il futuro è d'obbligo parlando di gare primaverili
perchè quel Giro del Trentino del battesimo organizzativo si è
tenuto dalla fine di febbraio al primo marzo in un clima rigido e non
certo temperato. Il danese Knut Knudsen conquista il primato nella
cronometro davanti a Moser, cinque chilometri da Riva ad Arco
ribadendo le doti che lo portarono alla medaglia d'oro delle Olimpiadi
di Monaco.
Le due
tappe successive avversate dal maltempo, vinte allo sprint dal belga
De Vlaeminck e da Chinetti, segnarono la grande volontà del Gs Alto
Garda di battere anche il freddo, addirittura la neve sulla salita di
Nago e la pioggia. Il ciclismo, si sa, s'esalta con le prove da uomini
veri.
Knudsen
controllo' la gara affermandosi anche dopo le tornate del giro della
"Busa" che nell'85 il Gs Alto Garda candiderà a circuito
per i campionati mondiali che poi si terranno nel trevigiano Montello.
La ricettività alberghiera era assicurata, qualche problema ci
sarebbe stato per la forzata chiusura delle strade, nevralgiche
arterie di flusso turistico. Non erano più i tempi del Giro del Garda
degli anni del dopoguerra, l'azienda turistica nell'Alto Garda
trentino aveva preso piede e non si poteva chiedere un sacrificio
così alto.
Nell'80,
con il calendario che consentiva l'organizzazione a maggio nelle due
settimane precedenti la corsa in rosa, lasciando febbraio alle calde
gare siciliane e con la concomitanza del giro della Svizzera Romanda,
Francesco Moser si rifà e s'aggiudica il Giro dopo aver sbalordito
nella cronometro iniziale da Arco a Torbole sfoderando una media di
54,522 e nella prima gara in linea con braccia alzate sul traguardo di
Trento davanti a Beccia. In classifica generale Moser sopravanza Tommy
Prim e Gibì Baronchelli, vincitore della terza tappa in linea a Riva.
Nell'81 Moser tentò il bis ma venne battuto dal bresciano
Roberto Visentini, astro nascente e figlio di papà impresario di
pompe funebri, che approfittò, con i soli piazzamenti, e il terzo
posto nella cronometro finale, del quinto piazzamento del Checco nella
corsa contro il tempo con traguardo ad Arco.
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Nell'82 la volata di Trento permette a Giuseppe Saronni di relegare
ancora l'idolo dei trentini al secondo posto nella classifica finale.
Il Giro tocca le vallate con i traguardi di Lodrone nelle Giudicarie (colpo
di Baronchelli) e Cles in val di Non (vince il Carneade Della Case).
Intanto Amistadi è sempre più contento perchè il Giro ha trovato
una collocazione ideale, ha il gradimento dei direttori sportivi ed
iniziano ad arrivare anche squadre straniere.
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Nell'83
Moser impone i diritti della maggior classe nella crono d'apertura di
Folgaria e non mollerà più la presa sul primato, mentre dopo
Chioccioli vincitore a Riva toccherà a due grandi stranieri, il belga
Fons De Wolf e il tedesco Urs Freuler iscrivere i loro nomi nelle
vittorie di tappa.
Nell'84, con Moser impegnato alla Vuelta dopo il doppio record
dell'ora di Città del Messico (51,151 poi migliorato) ed i trionfi
alla Milano-Sanremo, l'Italia continua a dettare legge vincendo la
classifica con il toscanino Chioccioli che prevale a Tione e strappa
la maglia di leader al sorprendente portoghese Acacio Da Silva, che
sulla salita di val Canali nel Primiero vinse la sua prima gara da
professionista.
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Nell'85
con Moser sponsorizzato dalla farfalla dell'assessorato al turismo,
complice l'idea di Mario Malossini, lancia l'austriaco Harald Maier (che
in seguito si farà monaco di una setta pseudo-buddista abbandonando
la bicicletta) sul traguardo di Castel Tesino rintuzzando gli attacchi
del rivale di sempre, Saronni. Quel successo garantirà al giovane
austriaco gloria fino ad Arco mentre Guidone Bontempi e Freuler
vincono le volatone di Malè e Arco. Amistradi conserva sempre un
feeling con il Basso Sarca imponendo sempre che ci sia una conclusione
o minimo una tappa nella culla organizzativa di un Giro ormai
decollato a livelli stratosferici in interesse nazionale, basti
pensare che i maggior inviati dei quotidiani, sportivi e di cronaca
con spazio allo sport, non mancano mai all'appuntamento. Anche
Ormezzano della "Stampa", Fossati della "Repubblica"
e Ziliani del "Giorno", penne graffianti ed esperte,
omaggiano la corsa trentina.
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Nell'86
Amistadi e Santini devono digerire, alla decima edizione contando
anche le due di Trento, una formula un po' strana: una Coppa Italia
con prove in pista a Bassano, un'individuale e una cronometro a
squadre. Il periodo è la terza decade di giugno e la classifica
finale a squadre se la aggiudicherà l'eccezionale Carrera che alla
crono, con Roche, formidabile irlandese, Visentini, Leali e il
trentino Marco Bergamo, giunse seconda dietro la Del Tongo con il
quartetto formato da Baronchelli, Piasecki, Milani e Giupponi.
Moser
e il neo-campione italiano Corti rinunciarono alla crono a squadre e
nella Gis di quell'epoca correvano anche due trentini, Walter Magnago
e Roberto Calovi.
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Nell'87 torna la cronometro in Folgaria e Moser
concede la replica con una media di 54,660. Quell'anno la gara a tappe
trentina viene insignita del riconoscimento di "internazionale"
e Amistadi è al settimo cielo mentre la macchina organizzativa è
oliata. A Predazzo piazza la prima vittoria di carriera Raul Alcalà,
messicano, che beffa proprio un'infuriato Moser ed a Pejo il campione
di Palù aiuta Claudio Corti ad imporsi alla fine del "muro"
mentre Baronchelli e Rominger vengono distanziati. L'ultima tappa sul
traguardo di Arco vede la vittoria di un ragazzo che farà parecchia
strada, tal Gianni Bugno di Monza.
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Nell'88 aumentano
le salite e sulle rampe di Brentonico lo svizzero Urs Zimmermann
costruisce il successo finale in un duello con il connazionale Tony
Rominger che s'impone a Bellamonte tra i fantastici scenari delle
valli di Fiemme e di Fassa. Fondriest viene coinvolto in un
capitombolo a Trento in via Brennero ed a Calavino deve ritirarsi dopo
le cure prestate, alla schiena, al pronto soccorso dell'ospedale di
Riva dove viene accompagnato dai medici della corsa, i dottori Pio
Collini, Marco Ioppi e Girolamo Mirante Marini, affezionati alla
manifestazione. Il campione noneso, forgiatosi da dilettante alle
scuole della Benacense di Mario Versini e di Fior a Castelfranco
Veneto, si rifarà in agosto quando un guazzabuglio tra il francese
Criquelion e il canadese Bauer gli spalanca la conquista del
campionato iridato. Un altro trentino, dopo Moser nel '77 a
S.Cristobal in Venezuela (dopo i secondi posti di Ostuni dietro
Martens e del Nurburgring dietro Knetemann), era salito sul tetto più
alto del mondo delle due ruote.
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Marco Pantani al
podio
firma ad Arco.
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Tornando al Giro del
Trentino, nell'89 la gara non vide emergere nè Fondriest, sempre alle
prese con una sfortuna incredibile soprattutto nella salita di Bordala,
nè altri campioni, tanto che il siciliano Antonio Santoromita
approfittò di abbuoni e piazzamenti per mettere a segno l'unica
soddisfazione della sua carriera di gregario. Nel '90 gli sforzi di
Amistadi e di Santini trovano soddisfazione nelle decisioni federali:
al Giro del Trentino viene autorizzata la quarta tappa in linea e la
manifestazione assume un valore notevole nell'anno in cui Bugno alla
Milano-Sanremo e Argentin nelle classiche del nord europa, Fiandre e
Freccia Vallona, si confermano atleti di dimensione eccezionale. Dopo
due sprint vinti dallo sconosciuto tedesco Jentzsch e da Adriano Baffi,
Bugno s'impome nella terza tappa ma solo nella quarta superò in
classifica generale il sovietico Ugrimov di un solo secondo dopo aver
recuperato lo svantaggio di altri due secondi con gli abbuoni dei
traguardi della montagna in val dei Mocheni e di Torcegno, mentre a
Trento vinceva "Coppino" Chioccioli. Nel '91 il venezuelano
Leonardo Sierra vince il Giro a sorpresa battendo la coppia italiana
formata da Bugno e da Chiappucci, che poi al Tour s'aggiudicò la
tappa dell'Alpe d'Huez. Il sudamericano conquisto' il distacco giusto
alla terza tappa, sul "tetto" di Andalo. Il Giro del '91
segnò per Amistadi il record di partecipazione: 99 ciclisti stranieri
ed 86 italiani, il Gotha delle due ruote internazionali.
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Quell'anno
Fondriest s'impose nella classifica della Coppa del Mondo: il noneso
fu costante e tenace per le tredici prove disseminate lungo la
stagione. Nel '92, con Guido Amistadi insignito del Cavalierato della
Repubblica per meriti sportivi, la corsa sancisce le prime due
vittorie per l'esperto Chioccioli a Trento e per lo sprinter Baffi a
Tione, poi la terza giornata è riservata alla grande impresa di
Chiappucci che giunge solo all'Alpe di Pampeago stracciando tutti,
secondo Roberto Conti e terzo Sierra.
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Transitando
da Stava, dove nell'85 ci fu la più grave disgrazia della storia del
Trentino con una frana che distrusse due alberghi e parte di Tesero
creando centinaia di vittime, Chiappucci impresse il suo marchio alla
gara. Nell'ultima tappa, nonostante una caduta all'ultimo chilometro,
Chiappucci conservò le insegne di leader lanciandosi quale
protagonista ad un Giro d'Italia che vide Miguel Indurain troppo forte
e dominatore della corsa in rosa. Finalmente, è il caso di dirlo dopo
tanta sfortuna, nel '93, dopo aver conquistato la Milano-Sanremo nel
giorno in cui nasceva sua figlia Maria Vittoria, Maurizio Fondriest
iscrive il suo nome nell'albo del Giro del Trentino con una condotta
di gara assolutamente strepitosa ed una forma tale da fargli vincere
tre tappe su quattro, l'ultima ad Arco battendo Chiappucci nel rush
finale. Stupendo Maurizio davanti al pubblico di amici del Basso Sarca
ed a Moser, che rivelò di voler tornare a Città del Messico, nel
gennaio del '94 alla veneranda età di 42 anni, sul velodromo dove
dieci anni prima aveva battuto il record dell'ora (Francesco
migliorerà il proprio primato di 51.151 ma non riuscirà a fare
meglio dello scozzese Obree e dell'inglese Boardman, poi "distrutti"
da un fenomenale Indurain, a sua volta demolito da Tony Rominger che
abbatterà la barriera dei 55), fece vestire la maglia bianco-fuxia da
re del Trentino sui pedali in segno di ideale continuità ed
augurandogli di bissare quest'impresa. Nel '94 Fondriest dovette fare
i conti con un'operazione chirurgica alla schiena e il Giro del
Trentino vide alla ribalta il "nonnetto" Moreno Argentin, il
veneto già iridato che vinse a sorpresa con l'aiuto di Eugeni Berzin,
che sarebbe stato il trionfatore del Giro d'Italia. La non perfetta
intesa dei capitani della Carrera, Chiappucci e Pantani, fece svanire
il bis per lo scalatore varesino.
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Quindi
siamo arrivati all'anno del centenario dell'Us Arco ed alla
continuità ideale nel settore ciclismo del Gs Alto Garda con l'Olivo
dei tempi eroici. Le esigenze di calendario impongono ad Amistadi ed
ai suoi collaboratori il ritorno alle tre tappe e l'anticipo alla fine
di aprile: al traguardo di Merano spunta il velocista veneto Rebellin
ed a Cavalese, con l'arrivo in salita, pone il sigillo al trionfo
finale lo svizzero Heinz Imboden, un ultratrentenne che a sorpresa
lascia a secco Fondriest, Chiappucci e il fenomenale Rominger, che fa
valere i diritti di una forma eccezionale poi confermata al Giro
d'Italia che parte da Perugia. aggiudicandosi l'arrivo ad Arco dopo il
circuito della "Busa" davanti a Baldato e Berzin. Dietro
Imboden un sorprendente trentino, Mariano Piccoli, che nella corsa in
rosa vestirà anche la maglia verde del miglior scalatore. Per
Amistadi e amici è stata l'ennesima apoteosi organizzativa, un vanto
per la regione e per la capacità di un manipolo di volontari che
hanno reso mitico il loro impegno per il ciclismo. L’anno dopo c'è
una possibilità, data dalla Federazione, di varare le cinque tappe,
una delle quali in Austria, ad Innsbruck, ad onore anche dell'ideale
dell'Euregio, la nuova identità culturale a respiro europeo che si è
intellettualmente concretizzata con l'approdo dell'Austria nella
comunità europea. D'altronde quasi un secolo fa il Trentino era
Tirolo, inserito nell'impero austro-ungarico. Arco era la Nizza del
Trentino e il luogo di cura e soggiorno preferito dall'arciduca
Alberto d'Asburgo e dalla corte di Francesco Giuseppe. Proprio a
cavallo tra il 1994 e il 1995 sono stati festeggiati, con la
proulsione del sindaco Morandi, i centenari delle morti del regnante
austriaco, Alberto, e di quello napoletano, il re Francesco 28,
sovrano del regno delle Due Sicilie, sepolto per un periodo ad Arco
prima di essere trasferito nella reggia di Caserta.
Arco
città dello sport a valenza culturale, del ciclismo che con il Giro
del Trentino ha valicato i confini nazionali per quanto riguarda la
partecipazione di campioni celebrati ed in futuro verrà proiettato
anche in dimensione organizzativa a riflesso europeo. Da Caneve il
miracolo di Guido Amistadi e dei suoi amici è stato compiuto. Nel ‘96
le cinque tappe sono una realtà e dopo la partenza dal Basso Sarca, i
traguardi di Merano e di Fiera di Primiero, tocca allo sconfinamento
in Austria, non ad Innsbruck ma nella simpatica cittadina tirolese di
Lienz, dopo il confine della val Pusteria. L’arrivo finale è a Povo
con il trionfo del lombardo Wladimir Belli. La carovana di Amistadi ha
sfondato all’estero, è una soddisfazione infinita, continua la
fiaba degli organizzatori arcensi che si fanno onore nel mondo delle
due ruote internazionali.
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Nel ‘97 le
tappe sono quattro e il gran finale è a Lienz. La prima tappa ad Arco
viene vinta da un ciclista trentino, finalmente dopo Moser e Fondriest,
si tratta di Gilberto Simoni, che è della stessa vallata del grande
Checco, dello stesso paese, Palù di Giovo. Dopo il successo della
prima tappa Simoni finisce al settimo posto finale in classifica, il
vincitore è il francese Luc Leblanc, già mondiale in Sicilia,
davanti al russo Pavel Tonkov ed all’italiano Piepoli. Nel dicembre
del ‘97 a Milano Guido Amistadi, accompagnato da Moser assessore
provinciale allo sport ed al turismo del Trentino e da Fondriest,
riceve il premio quale migliore organizzazione italiana di gare
professionistiche da parte della Lega Ciclistica. Il piccolo grande
uomo, anche a nome di tutti i volontari di Arco e della Provincia, ha
ringraziato come sa fare lui. Poche parole e ben dette. Gli occhi di
"tenai" Amistadi rilucevano di soddisfazione, la creatura
organizzativa aveva avuto il plauso ai massimi livelli. Un’apoteosi
e il miracolo continua.
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Franz Theurl,
Guido Amistadi e Astrid Pirker alla partenza da Lienz
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E’ il 1999 e il
campione del mondo
Camenzind supera Pantani
a Malcesine
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Così come continua il Giro nel 1998 con la vittoria del bergamasco
Savoldelli, che la bissa nel 1999 beffando il romagnolo Pantani, il
quale un mese dopo verrà stoppato a Madonna di Campiglio, al Giro
d’Italia, per valori del sangue alterati. Ma il vero ciclismo in
Trentino è altro, è soprattutto l’esempio d’impegno e di volontà
di Amistadi e di tutti i suoi collaboratori.
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L'edizione del 2000,
quella di fine millennio, ha visto trionfatore lo scudiero di Marco
Pantani, Simone Borgheresi che ha saputo sfruttare al meglio le buone
condizioni metereologiche (lui è partito con l'asciutto mentre tutti
gli altri big sono partiti quando imperversava una vera e propria
tormenta di acqua e vento.) nella cronometro della seconda semitappa
di Lienz in Austria. A nulla sono valsi i tentativi dei vari Simoni,
Garzelli, Gotti, Zulle, Tonkov, Savoldelli di toglierli la maglia
ciclamino nelle restanti tre tappi con gli arrivi di Coredo, Malcesine
ed Arco.
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E’ senza dubbio di prestigio il vincitore della 25 edizione, quella
del quarto di secolo, che ha visto i girini tagliare i traguardi di
Tione – Passo Daone, Romeno - Val di Non, Malcesine ed Arco; infatti
grazie all’arrivo solitario alla sommità di Passo Daone, nella
prima tappa, Francesco Casagrande ha messo l’ipoteca per la vittoria
finale della gara e a nulla sono valse le successive tre tappe, vinte
in successione da Ivanov, Dufaux e Mario Cipollini che finalmente ha
scritto il proprio nome nell’albo d’oro delle vittorie di tappa
della corsa Trentina agevolato da un tracciato ultrapiatto come mai si
era visto nella corsa di patron Amistadi.
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| GLI
AUTORI |
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| Stefano
Parolari, nato a S. Candido il 23 maggio '59, è
giornalista professionista del quotidiano l'Adige dall'84,
esperto di cronaca giudiziaria, sportiva e locale. E'
direttore di varie testate sportive. |
Alessandro
Parisi, nato ad Arco il 9 marzo '45, laureato in
materie letterarie a Milano è stato insegnante di lettere
presso la locale Scuola Media. Cura il concorso per ragazzi
"Conosci la tua città"? |
Ivo
Bertamini, nato a Rovereto l'11 giugno '56, è un
appassionato ricercatore di storia locale ed ha pubblicato
diversi libri dedicati agli usi e ai costumi nel territorio
del Basso Sarca |
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